Trattativa stato-mafia, al via il processo a Palermo
"Lo stato non può nascondere eventuali responsabilità sotto il tappeto. Se la verità che emerge dovesse riguardare elementi di colpevolezza a carico dello Stato, questi non può nascondere le sue responsabilità che venissero provate. Si andrà avanti con rigore". Così il sostituto procuratore Antonino Di Matteo, pm nel processo per la trattativa stato-mafia, poco prima dell'inizio dell'udienza nell'aula bunker del carcere di Pagliarelli a Palermo. Gli imputati nel processo sono 10: ex politici come Marcello Dell'Utri e Nicola Mancino, ex ufficiali dell'Arma, come il generale Antonio Subranni, il pentito Giovanni Brusca, Massimo Ciancimino.
11 AGO 20

"Lo stato non può nascondere eventuali responsabilità sotto il tappeto. Se la verità che emerge dovesse riguardare elementi di colpevolezza a carico dello Stato, questi non può nascondere le sue responsabilità che venissero provate. Si andrà avanti con rigore". Così il sostituto procuratore Antonino Di Matteo, pm nel processo per la trattativa stato-mafia, poco prima dell'inizio dell'udienza nell'aula bunker del carcere di Pagliarelli a Palermo. Gli imputati nel processo sono 10: ex politici come Marcello Dell'Utri e Nicola Mancino, ex ufficiali dell'Arma, come il generale Antonio Subranni, il pentito Giovanni Brusca, Massimo Ciancimino. La posizione di Bernardo Provenzano è stata invece stralciata per le condizioni di salute del capomafia corleonese, mentre l'ex ministro Calogero Mannino sarà processato separatamente, su sua richiesta, col rito abbreviato che si aprirà domani. Sono tutti accusati di violenza o minaccia a corpo politico dello stato, tranne Mancino, che risponde di falsa testimonianza, e Ciancimino, imputato di concorso in associazione mafiosa e calunnia all'ex capo della polizia, Gianni De Gennaro. Il processo si svolge davanti alla corte d'assise, presieduta da Alfredo Montalto. Per la procura è presente il capo dei pm palermitani, Francesco Messineo, l'aggiunto Vittorio Teresi e i pm Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia.
L'ex ministro Nicola Mancino, prima dell'inizio dell'udienza sulla trattativa stato-mafia, ha dichiarato: ''Io ho sempre combattuto la mafia, non posso stare nello stesso processo in cui c'è la mafia. Chiederemo uno stralcio''. ''Ho fiducia e speranza – ha aggiunto Mancino – che venga fatta giustizia e che io possa uscire al più presto dal processo''.
A Mancino ha risposto a distanza il Procuratore di Palermo Francesco Messineo: "Quella di Nicola Mancino è una posizione che già era stata espressa nel corso dell'udienza prelimnare e sulla quale c'è stata già una pronuncia provvisoria. Ritengo che la difesa di Mancino saprà svolgere egregiamente il suo compito proponendo quei temi che ritiene adeguati per il cliente". Messineo ha poi aggiunto: "Qui non si tratta di processare lo Stato o di rifare la storia. Si tratta di un processo penale nel quale si accertano fatti e responsabilità e mi auguro che ciò avvenga in quest'aula e alla fine trarremo insieme le sintesi necessarie. Oggi iniziamo questo percorso che condurrà a una decisione che sarà comunque un atto di giustizia". Intanto la Procura ha preannunciato che contesterà una nuova aggravante proprio all'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino.
Totò Riina e gli altri tre mafiosi imputati con lui nel processo per la trattativa stato-mafia sono collegati in videoconferenza con l'aula bunker di Pagliarelli a Palermo. Come Riina, sono in collegamento dalle carceri suo congnato Leoluca Bagarella, Nino Cinà e Giovanni Brusca.